Calabrese, vivo a Vicenza da 12 anni, tecnico informatico per vivere, ingegnere per discendenza, politica e tutto il resto per passione.
Il caso aperto dalle opposizioni sulla multa ricevuta dal portavoce del Sindaco ha attirato la mia attenzione sulle motivazioni che hanno generato questo immotivato sdegno. Il giusto peso dell’ evento e la conseguente valutazione dell’errore è spiegata bene dallo stesso Bulgarini d’ Elci e non credo servano ulteriori commenti. Le parole usate, invece, nell’interrogazione di alcuni consiglieri del PDL, da Alessandro Benigno - Presidente provinciale Giovane Italia Vicenza e da altri commentatori sul web - ripropongo il mantra del “predicare bene” (ordinanze da scerifffo,tolleranza zero) e il “razzolare male”. Ora, posto che ci sia un minimo di senso in questo concetto, mi chiedo come motivo un comportamento “cattivo”, un errore, possa inficiare la bontà di una predica. Una predica giusta resta giusta indipendentemente dal comportamento accessorio di chi l’ha impartita. Questa moda imperante della coerenza a tutti i costi dovrebbe obbligarci di contro e per la teoria degli opposti ad apprezzare chi insegna il male razzolando da missionario. Si giunge all’assurdo ed è preferibile apprezzare le buone lezioni (appurato che siano buone) senza fare confusioni logiche e linguistiche. Per la perfezione mi sembra ci sia ancora del tempo.
Dopo 10 anni arriva il ruolo nella scuola. Felice certo. Ho aspettato semplicemente il mio turno, come in fila alle poste. Senza mai una prova delle mie competenze, senza vedere mai uno straccio di dirigente che mi chiedesse come sta andando il lavoro. Con queste ultime immissioni ( numerose come non si vedeva da anni) la scuola si mette in pancia un bel pò di personale nuovo, spesso giovane, conoscendone il nome e i punti in graduatoria, come fossero punti fedeltà del supermercato. Alla faccia della meritocrazia.
Una raccolta di interessanti articoli sulla manovra finanziaria appena approvata al Senato. Inutile dire che i giudizi sono negativi da tutte le parti. Qui invece qualche buona notizia (forse) sulla riforma universitaria (ricordate?).
Playlist estiva. Menzione speciale per Sarah Jarosz (qui live in un pezzo di Tom Waits). Perchè l’ukulele va di moda.
Ok c’è di mezzo Grilllo ma questa volta è una giusta causa…
Ho letto in questi giorni diversi approfondimenti sulla questione della TAV Torino-Lione. Poi è nata una discussione su facebook e Alessio Mannino ha scritto un’articolo a proposito delle posizioni di Serra nella sua “Amaca”.
Non voglio entrare nel merito delle considerazioni sulla utilità o meno della linea ferroviaria ad alta velocità. L’analisi costi-benfici tanto sbandierata dai sotenitori No-TAV è uno strumento di analisi finanziaria utile ma non infallibile. Come in tutte le analisi di stima, il risultato può essere facilmente modificato partendo da condizioni iniziali e previsioni diverse. Ecco perchè si leggono autorevoli disquisizioni che sostengono le ragioni del si anzichenò. Le cose che volevo dire qui son altre:
Primo. Il processo democratico a volte può essere scomodo per qualcuno (le posizioni degli abitanti della val di susa) ma non si può interrompere a meno che non si decida di fondare tante contee stile terra di mezzo. Qualcuno ci ha provato democraticamente, fondando un partito e arrivando a governare per anni (Lega) e adesso si esprime a favora della TAV. Qualcosa si vede che non è andato per il verso giusto. Si può sempre perseverare.
Secondo. In italia siamo fermi da anni nella costruzione di grandi opere e una riforma delle conferrenze di servizio darebbe più forza ai gruppi e ai soggeti locali rendendo più veloci e snelle le procedure di decisone e di compensazione negli interessi di tutti.
Terzo. Evocare suggestioni neo fasciste solo perchè le forze di polizia hanno cercato di difendere il diritto delle imprese di cominciare dei lavori ispettivi è semplicemente ridicolo. Fascisti saranno gli infiltrati in un movimento (pur pacifico) che usano la violenza per imporre le loro posizioni - legittime anche se ideologiche - ma sopratutto minoritarie se viste in un ottica europea (anche se basterebbe fermarsi a livello regionale).
Quarto. Radical chic è persona proveniente da ceto abbiente affascinata da movimenti rivoluzionari ( Black Panthers ). Attribuire a Michele Serra di esserlo è come dire che nel suo articolo si sposino le ragioni dei rivoluzionari violenti dei gruppi No TAV. Falsità. Dire, invece, che Michele Serra fa schifo è semplicemente una gratuita volgarità che si addice di più agli orchi di Mordor che alla pacifica contea del primo punto.
Quinto. Io sto sul treno Venezia - Lione del 2020 con Enrico. Il tè freddo lo bevi tu però, io solo prosecco. Chè sono snob.
Grillini e Rif.Comunista con il supporto morale di Vendola vogliono far passare l’idea che fare la TAV sia una scelta antidemocratica. La posizione del PD è chiara. Vi ricordate quando Bersani parlava di affidabilità di Vendola? Poi fece alcune capriole per rettificare ma si sa che la risposta che conta è la prima. Soprattutto se è quella gisuta.
Dopo il bel giro sulla giostra dei referendum a qualcuno arriva il conto da pagare.
Ecco. Si comincia con due citazioni. Per il titolo di questo raccoglitore di idee e e per questo post. La mia attitudine è sempre stata quella di ascoltare, leggere, pormi delle domande più che dispensare risposte. Diffido da chi presume di avere tutte le verità in tasca ed è pronto a tirarle fuori alla bisogna come fossero mentine fresche per l’alito.
Si è consumata in questi giorni una polemica sulla scelta del metodo con cui si individueranno i protagonisti delle prossime elezioni provinciali di Vicenza. Si è parlato ampiamente dei successi elettorali di Milano, Bologna, Torino e del loro stretto legame con le modalità di scelta dei candidati. Primarie aperte, organizzate in modo perfetto aggiungerei, hanno rappresentato la base sul quale si è costruito il successo elettorale. A Milano, il successo si è sostanziato a primarie concluse, quando con Pisapia si è schierato tutto il nostro partito e i candidati sconfitti hanno giocato un ruolo detrminante con l’umiltà che dovrebbe contraddistinguere sempre i politici democratici.
Mi piacerebbe che anche la coalizione di centro sinistra e il PD di Vicenza riuscissero a dimostrare la maturità e la competenza necessaria per organizzare delle primarie aperte, leali e partecipate. La questione sul tavolo che si discute in questi giorni è legata alla possibilità di candidare più nomi del PD alle primarie di coalizione alternativamente a una prima selezione interna del candidato unico da proporre al resto della coalizione.
Le domande che sorgono sono due: pensiamo davvero che la scelta di un candidato unico del PD significhi, per chi ci guarda con attenzione, che il partito sia unito? Secondo me no. Aprire alla competizione tra candidati forti e credibili è sintomatico di una vitalità interna che deve essere pubblicizzata e sintetizzata dalla scelta dei cittadini tramite primarie aperte? Secondo me si.
Il partito forte e unito è caratterizzato da altre qualità che siamo riusciti anche a dimostrare in questi ultimi tempi grazie al lavoro fatto in provincia da Federico e in città dal mio amico Enrico. Schiena dritta nei rapporti con le amministrazioni, vicinanza al territorio tramite centri d’ascolto e iniziative pubbliche , relazioni con i partiti amici, comunicazione interna ed esterna migliorata senza dimenicare gli ottimi risultati ai referendum che hanno visto un PD unito nonostante le sfumature di posizione.
Spero che le motivazioni legate ad antimpatie di sorta o, peggio ancora, a considerazioni costruite su fantasiosi complottismi vengano messe da parte. Il partito siamo noi e a candidature scomode (per qualcuno) si risponde con idee alternative, con progetti politici più convincenti e non con chiusure burocratiche. Altrimenti rischiamo perdere del gran tempo e altri Pisapia sono già in fila, pronti a schiaffeggiarci dolcemente.Se ci fosse davvero il rischio di disperdere i voti in troppe candidature, sono certo che sarebbero i candidati stessi a trovare un accordo e alla fine si arriverebbe a due contendenti finali.
Ultima considerazione sulla possibili obiezioni targate “chi ha più soldi vince le primarie”. Credo che sia inutile ricordare che per affrontare una competizione elettorale a livello provinciale siano necessarie risorse importanti; il fatto che qualcuno sia in grado di attirare sostenitori e abbia le disponibilità per far fronte alla successiva campagna elettorale mi pare solo una cosa positiva. Crediamo ancora che i cittadini, a livello provinciale, si facciano condizionare da queste fantasie? Oppure pensiamo che un candidato che abbia più consensi fuori dal partito - sul territorio per usare un termine di moda - non possa partecipare alle primarie per manifesta superiorità?
Decidiamoci. O le primarie sono importanti per legittimare un sentire comune e per scegliere il candidato più competitivo oppure no; allora si torna indietro. Nessuna tragedia sia chiaro. Basta saperlo.